La colpa non è dei bambini

Quando i genitori si raccontano le loro esperienze, le loro idee, le loro emozioni rispetto alla fatica di educare i figli, a volte emerge una nebbia, una nuvola scura che offusca la vista e rende difficili da interpretare le situazioni concrete che accadono.

C’è un sentimento di colpa nei genitori oppure il sentimento che i propri figli o i loro amici siano colpevoli di qualcosa.

Sono mille le occasioni che possono originare questo tarlo: fatti, reazioni impulsive, omissioni, giornate oggettivamente troppo piene e stressanti, scenate, sgridate, situazioni difficili, punizioni minacciate o attuate, problematiche della vita adulta che nulla c’entrano ma hanno ricadute sulla vita familiare …   Però poi a volte succede che le difficoltà del compito dei genitori, che pure è impossibile, come diceva Freud, vengano interpretate alla luce del sentimento di colpa. Parallelamente può accadere che le bambinate fatte dai bambini, gli errori, le litigate, specie se vissute in modi accesi e non verbali, le più varie imperfezioni vengano anche interpretate alla luce del sentimento di colpa, accusando i bambini o i loro genitori di aver commesso chissà quali violenze o misfatti.

Come mai?

Forse alla radice di questi pensieri colpevolizzanti o auto colpevolizzanti che attraversano la mente dei genitori potrebbe esserci un’idea radicata: il mito del bravo bambino, della brava bambina: accondiscendente e obbediente, meglio se sorridente, priva di rabbia, di odio, di negatività, capace di essere rassicurata se spaventata e consolata se triste. Questa idealizzazione dell’infanzia, vista come distillato di “felicità”, è un fantasma che probabilmente ha infestato l’autobiografia educativa di molte madri e padri.

Confondere i bambini con gli angioletti, demonizzando nel contempo le persone reali, i bambini “cattivi” o i genitori “imperfetti” o “incapaci di avere figli perfetti”, se stesso incluso, è un antichissimo errore piuttosto pericoloso.

Esercitando la consapevolezza, è possibile osservare con benevolenza i pensieri e i  sentimenti che passano per la mente, che attraversano i discorsi, riconoscerli senza giudicarli e senza condannarli. Così appaiono più chiaramente, senza confondersi tra loro, appare anche l’idealizzazione del “bambino buono”, piuttosto diversa dal bambino e dalla bambina in carne e ossa.

Il mito del bravo bambino appare in un inspiro, ne diventiamo consapevoli, la riconosciamo. Espirando la lasciamo andare: è un’immagine, il disegno dei bambini angelificati o demonizzati, possiamo lasciarla andare.

Gli angioletti paffuti con le alucce stanno benissimo al loro posto: dipinti in moltissimi quadri e affreschi, dove assumono il loro significato artistico e simbolico.

Noi abbiamo a che fare con bambini e bambine reali, che fanno bambinate, si sbucciano le ginocchia, crescono e stanno imparando, sono dipendenti dai genitori ma pian piano possono costruire la propria autonomia e responsabilità. Sono bambini e bambine che litigano, baruffano con amici e fratelli, urlano, sorprendono e non sempre rispettano le regole, come fanno anche gli adulti. E i genitori, a qualsiasi età, sono adulti che imparano dalla propria e altrui esperienza, dai propri figli, anche dai propri errori.

Naturalmente imparare insieme, gli uni dagli altri, è d’aiuto e conforto e rende possibile diventare genitori all’altezza dei tempi.

(Questa storia è di Elena Passerini e restituisce anche tante storie ascoltare nei gruppi di Genitori Consapevoli. Il titolo è simile a quello dell'ultimo libro di Daniele Novara.)

 

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