Il progetto EMP:PATH Genitori consapevoli

“Conta fino a dieci!” Questo invito a sospendere per un po’ le reazioni più emotive e  irrazionali è ben noto. Ma come si fa a farlo? Come si fa a diventare genitori più consapevoli? Dirlo è “semplice”. Ma in pratica come si fa a fare se non si sa come si fa? È possibile impararlo e insegnarlo?

Non è facile, significa sapersi muovere autonomamente, non essere trascinati dagli altri e dalle emozioni. La situazione non è allarmante: non richiede un’azione istantanea come nel caso di incendio, di un imprevisto che accade guidando la macchina, di quelli pericolosi soprattutto per chi spontaneamente non azzecca la mossa efficace per mancanza di esperienza. È opportuno contare fino a dieci quando c’è una criticità complessa, forse un conflitto. Una delle capacità chiave per gestire bene i conflitti è proprio quella, lo sappiamo da tempo. Visto che si può imparare a litigare bene, allora si può imparare a sospendere le reazioni meno desiderabili. Ma come? Quali esperienze potrebbero rafforzare questa capacità?

Il CPP è coinvolto nel progetto europeo EMP:PATH che dà un contributo ben definito e molto pratico a questa domanda. Il progetto è nato da Valeria Maggiali e Paola Bortini che si incontrarono nel 2008  nel corso CPP sui Tasti dolenti. Sviluppando le proprie esigenze come persone,  genitori, professioniste, l’anno scorso hanno messo insieme quattro partner: Limina, che coordina il progetto da Vienna, il CPP, la francese L’Ydille Lang e l’inglese  Plymouth Mind. Senza conoscersi, i diversi partner lavorano da anni accomunati da una finalità comune: aiutare i genitori, se stessi inclusi, a vivere il proprio ruolo in modi più efficaci e all’altezza dei tempi, anche liberandosi da modelli educativi e genitoriali ereditati dalla propria storia culturale. La parola chiave del progetto europeo è Mindfulness, che appare nel sito dedicato: http://www.mindfulness-in-parenting.eu.

La consapevolezza è una facoltà umana universale.

È molto più ampia del sentire, del pensare, del provare emozioni o sentimenti, infatti è una pratica intenzionale che include pensieri, emozioni, fatti e molto altro. La Mindfulness è sempre consapevolezza di qualche cosa: posso essere consapevole di provare una emozione e accorgermi che è quella emozione, non un pensiero. Posso notare di avere una opinione, distinguendola da un fatto. Posso darmi il tempo di prestare “semplicemente” attenzione al mio respiro. Praticare la consapevolezza non è spontaneo. Il respiro è spontaneo, generalmente non ci faccio nemmeno caso. Anche le accelerazioni o i rallentamenti del respiro collegati ai movimenti emotivi sono spontanei. Il difficile è imparare ad accorgersi di questi cambiamenti, notarli, far uso di queste informazioni, riconoscere le sensazioni e molto altro. L’effettivo esercizio di questa facoltà può essere frutto di apprendimento, è insegnabile. Forse l’educazione alla consapevolezza è stata ed è un tassello mancante nelle autobiografie educative di molti.

Posso testimoniare che la Mindfulness può essere allenata in modi consapevoli, regolari, efficaci e queste pratiche si stanno diffondendo in Europa in molti ambiti professionali e culturali diversi, incluse la scuola e le famiglie. Grazie al progetto EMP:PATH anch’io ho viaggiato insieme ai nostri partner europei in Austria, UK e Francia per incontrare diversi esperti di Mindfulness e conoscere da vicino il loro lavoro: innanzitutto Jon e Myla Kabat Zinn, che da diversi decenni hanno verificato  gli effetti della Mindfulness sul cervello, sui processi di guarigione. Sono proprio le evidenze neuro scientifiche sull’impatto benefico delle pratiche di meditazione sulla salute mentale e fisica che sono alla base del crescente interesse per queste discipline, anche al di fuori dell’ambito medico e psicologico. Abbiamo partecipato a diversi incontri, anche in una scuola montessoriana, che in modi diversi (usando la musica, rituali o giochi particolari) servono a creare contesti ed esperienze favorevoli allo sviluppo e alla pratica della consapevolezza delle singole persone e dei gruppi. In UK il programma “. B” (dot Bi, che potrei tradurre: “Fermati e respira!”) permette agli insegnanti di imparare in dieci settimane un metodo molto preciso e strutturato per poter eventualmente modificare le proprie pratiche in classe. Alcune informazioni sul funzionamento del cervello, illustrate da schede utilizzabili anche con bambini e adolescenti, sono sufficienti per permettere agli adulti di iniziare a praticare la consapevolezza del proprio respiro. Successivamente gli insegnanti, se e quando abbiano effettivamente sperimentato su di sé il beneficio di queste pratiche, possono riuscire a “contagiare” le proprie classi con la  capacità di darsi il tempo di accorgersi di qualcosa senza giudicarlo, senza intervenire, senza ripetere copioni inconsapevoli. Non si tratta di “ricette” né di esercitazioni o schede valide per ogni occasione. I risultati, che vanno ben oltre la riduzione dello stress ma influenzano la qualità dell’imparare, si possono ottenere introducendo in classe semplici esercizi di pochi minuti, a condizione che chi li propone lo faccia effettivamente a partire dalla propria consapevolezza e capacità di produrre da sé attenzione, concentrazione e addirittura benessere. L’efficacia è basata, più che sulla tecnica o sull’autorevolezza, sulla effettiva e trasparente qualità della consapevolezza raggiunta dall’adulto.

I nostri partner sono stati  ospiti del CPP a Piacenza dove hanno preso conoscenza del metodo Litigare bene applicato nelle scuole, che sospende gli interventi adulti “tradizionali” nei litigi infantili. Dunque sembra che stia crollando l’antica idea secondo la quale le difficoltà in educazione sarebbero causate da qualche “bambino problematico”. Nella loro grande varietà queste esperienze dimostrano che è vero il contrario: alcuni problemi “si sciolgono” quando gli adulti lavorano su di sé e per sé, per il proprio benessere, per la consapevolezza di sé, delle proprie emozioni, delle proprie pratiche, dei propri pensieri, innanzitutto del proprio respiro.

La pratica della Mindfulness in ambito educativo parte degli adulti e grazie alla sua semplicità, efficacia ed estrema concretezza sta producendo un cambiamento davvero interessante a livello internazionale. Questo viene testimoniato nel voluminoso Happy teachers change the world, firmato da Thich Nhat Hanh e Katherine Weare.  Abbiamo incontrato a Plum Village alcuni insegnanti coinvolti in questo rinnovamento e una curatrice del libro: Yvonne Mazurek. La pratica adulta della Mindfulness sta portando a un movimento chiamato Wake Up Schools: un richiamo al risveglio per scuole diversissime. Yvonne sintetizza l’invito: che ognuno faccia la sua parte, ciascuno a modo suo, con i suoi metodi, le sue culture, ma che lo faccia con consapevolezza, sapendo di sentire quello che sente, di fare quello che fa, di pensare quello che pensa. Numerosi gruppi di insegnanti in tutto il mondo stanno imparando a condividere, a dare il proprio contributo a una comunità capace di supporto e apprendimento reciproco.

Il nostro compito è di integrare questo movimento di consapevolezza personale  e condivisione di gruppo, circolare e gentile, anche nel nostro lavoro per i genitori. Ci aiutano le parole di un supplente di Singapore, p.14 del libro: “gli studenti sono rumorosi e hanno poca attenzione. Ora so che invece di gridare, arrabbiarmi o rimproverarli, posso tornare al mio respiro e camminare con Mindfulness nella classe. Loro si siedono e se ne accorgono, è un ribaltamento completo e quieto.”.

Già.  Urlare non serve a nulla e punire men che meno. Sono le parole che Daniele Novara rivolge ai genitori. Ora aggiungiamo: stop, respira!

(Articolo di Elena Passerini pubblicato su Conflitti. rivista trimestrale italiana di ricerca e formazione psicopedagogica, "Accade in Europa")

http://www.cppp.it/conflitti/elenco/conflitti-la-rivista

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