Quanta paura fa Pierino Porcospino!

Mi chiamo Angela. Vivo in Italia da molti anni ma sono nata in Nord Europa. Anche il mio compagno è straniero e viaggia molto. Abbiamo una figlia unica di 4 anni e una babysitter sudamericana che passa molto tempo con lei. I week end li passo sempre con la mia bambina. Diventare  madre mi ha fatto ripensare alla mia infanzia, alle moltissime differenze tra la vita dei bambini di adesso e quello che ricordo io.

Non ho aiuti dalla mia famiglia di origine che è lontana, me la devo cavare da sola. Quindi mi piace incontrare altri genitori nei gruppi, parlare, approfondire insieme alcune questioni, condividere la fatica, le sorprese, i dubbi, le emozioni. Sono cose importanti. Fermarsi per ascoltare altri genitori, per raccontarsi, per riflettere insieme tra adulti sul proprio ruolo mi serve per diventare più consapevole. Il proprio modo di vivere e  sentire il ruolo di genitore, altri modi e stili di essere genitori diventano più consapevoli grazie ai gruppi, agli incontri con gli altri, al condividere le proprie storie. Quindi partecipo a diversi incontri per i genitori.

Una volta Elena Passerini ci ha chiesto se conoscevamo questa immagine:

Non l’avevo più visto da molti anni, il testo non era in italiano, lo ricordo benissimo.

Molti genitori non conoscevano Pierino Porcospino  ma alcuni sì, era diffuso anche in Italia.

Subito ho ricordato anche il profondo ma inconfessabile timore che mi suscitava quel libretto.

Mia madre me lo leggeva quando avevo l’età di mia figlia, come se fossero state davvero storielle divertenti e bei disegni colorati, adatti per i bambini piccoli.

Invece io avevo paura. Avevo paura del sarto coi le forbici giganti, avevo paura del fuoco, delle minacce di Nikolaus. Ecco altri frammenti.

 

Rivedere adesso queste immagini, poterne parlare con altri genitori che non le conoscevano, mi ha permesso di “levarmi un sassolino dalla scarpa”. Evidentemente c’era ancora e faceva male, anche se non lo sentivo più. Parlarne ora da grande è una piccola liberazione.

Io ero una bambina bravissima:  non mi dondolavo mai pericolosamente sulle sedie, non facevo guai né disastri, ero capace di giocare anche da sola, non mi arrabbiavo nemmeno. Ma in realtà ero una bambina spaventata. Erano mia madre e mia nonna che mi spaventavano con quelle immagini e quelle storie. Me le raccontavano come se davvero quei bambini fossero cattivi. E allo stesso modo si comportavano moltissimi adulti, all’epoca. Non solo nel nord Europa ma anche in Italia.

Raccontando ora queste cose, vedo che qualcuno sa di cosa parlo, l’ha vissuto. Per altri fa ridere, sono cose d’altri tempi. Ma io ora capisco che da piccola provavo anche terrore. Non tanto mi impaurivano le cose che spaventano i bambini, come il buio o i ragni o cose del genere, timori che svaniscono quando c’è un adulto tranquillo che sa gestire il buio e i ragni. Per me avveniva il contrario: erano gli adulti che mi spaventavano, tranquillamente, come se fosse la cosa più bella e normale raccontarmi storie così a 4 anni.

Mai e poi mai farei la stessa cosa con mia figlia, ovviamente. Ora ci sono un mucchio di libri illustrati bellissimi e adatti ai bambini, a mia figlia piacciono quelli che trova a scuola, in biblioteca, a casa. Li guardiamo insieme e io li leggo, sono momenti piacevoli, tranquilli e anche emozionanti.

Tutta un’altra cosa rispetto a quel brutale libricino, che era molto comune. Adesso quelle storie, quel modo di trattare i bambini, di abbandonarli a se stessi, minacciarli, insultarli, mi fa una rabbia...

Ma allora ero gelata. E lo stesso gelo lo ricordano bene altri genitori che hanno vissuto lo stesso, la parola “orrore” è nel libro.

Ci vollero anni per capire che quelle minacce non erano reali, che non sarei morta di fame se non mi piaceva la minestra, non sarei volata in cielo se mi distraevo un po’, che non c’è da aver paura di Babbo Natale e le cose pericolose come i fiammiferi erano in realtà irraggiungibili, sotto chiave, proprio grazie al buon senso dei miei genitori, che assomigliavano di più ai genitori o ai nonni degli adulti del gruppo che non a quelli terribili di Paolina.

 

Elena Passerini ritiene che noi genitori siamo eredi di un passato di vera crudeltà contro i bambini. Non si tratta solo di storie individuali, familiari, ma di un cambiamento della cultura e dell’atteggiamento verso i bambini di epoche profondamente diverse. La violenza e la crudeltà ai danni dei bambini e delle donne erano la normalità, erano legali. Ora i bambini vengono ascoltati di più, vengono accuditi. È meno normale e frequente che vengano trascurati, maltrattati, minacciati, umiliati e puniti, rispetto a 30 o 50 anni fa.

Ad esempio quel libro è stato regalato a bambini piccoli, che credono ciecamente agli adulti, a Babbo Natale, non separano tra “realtà” e “immaginazione”,  non comprendono l’ironia.

Gli adulti leggevano Pierino Porcospino convinti che fosse divertente ed “educativo” e potesse servire ai bambini per imparare cose fondamentali, ad esempio a non giocare con il fuoco, come se i bambini dovessero difendersi dai pericoli con la  propria forza di volontà, senza un adulto che si occupi della loro cura e sicurezza. Gli adulti rappresentati dal libro abbandonano Paolina da sola, alle prese col fuoco. E il fuoco è qualcosa di realissimo, niente a che fare con l’immaginazione infantile. I bambini sanno che il fuoco esiste, gli adulti hanno il potere di accenderlo e utilizzarlo per scaldarsi piacevolmente davanti al camino. Diventa invece un mostro assassino e spietato nella “buffa storiella”: Paolina è ridotta a un mucchietto di cenere, si salvano solo le scarpette rosse.

Rivedere da adulti queste immagini, poter esprimere con sincerità quel timore che da bambini faceva zittire, sapere cha altri bambini hanno vissuto le stesse emozioni e altri invece hanno vissuto esperienze peggiori oppure migliori, è importante per prendere in mano il proprio ruolo di genitore. Siamo noi adesso che possiamo fare delle scelte, decidiamo cosa dare ai nostri figli.

Adesso, nel confronto tra adulti, ci rendiamo conto che allora c’era un rovesciamento di responsabilità. Era in effetti l’adulto che trascurava e spaventava il figlio. Ma raccontava di “bambini cattivi”,“bambine stupide”, mentre in realtà erano gli adulti a opprimere i figli e a minacciare il “piccolo disubbidiente”.

Nel gruppo di genitori si può comprendere come in passato gli adulti avessero un modo totalmente diverso di relazionarsi ai bambini e avessero idee strane sull’educazione. Credevano che spaventare i bambini, dire che Pierino fa schifo, accusarli di sventatezza e indocilità, umiliarli e punirli potesse essere utile non solo per ridurli all’obbedienza, ma per la loro crescita.

Lavorare in gruppo con altri adulti su queste cose mi è servito non tanto per evitare di riproporre quelle modalità, già decisamente superate e lontanissime dal nostro modo di fare attuale, ma per cogliere l’importanza di praticare la consapevolezza innanzitutto per se stessi, per la cura di sé, per dare sollievo a se stessi, per allenarsi a dare spazio al proprio sentire, per lasciare andare le antiche ferite senza negarle, prendersi uno spazio per il proprio benessere.

Sentire le proprie emozioni, poter sentire quello che effettivamente si sente ed esprimerlo, poter ascoltare altri genitori e le loro storie d’infanzia è una condivisione preziosa, un esercizio di empatia e di consapevolezza benefico.

http://www.mindfulness-in-parenting.eu/la-colpa-non-e-dei-bambini/

http://www.mindfulness-in-parenting.eu/raccontarsi/

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